VIGILI (CON L’OBIETTIVO) ALL’URBANI!

VIGILI (CON L’OBIETTIVO) ALL’URBANI!
di Raffaele Rivieccio

Ho sempre seguito le attività teoriche e di laboratorio di Educinema, dalle scelte tematiche delle lezioni di Ernesto G. Laura fino agli esaltanti laboratori “corsari” di Stefano Landini. Ho assistito alla proiezione dei primi prodotti nati dalla creatività genuina e giovane di gruppi di ragazzi “educinemati”, cortometraggi semplici, realizzati con mezzi limitati ma mai naif, mai inconsapevoli, mai goliardici. Quello che mi ha sempre colpito nei corsi ideati da Alessandra Guarino e Giorgio Valente non è la professionalità e l’agilità didattica e psicologica dei docenti di Educinema quanto invece la prontezza culturale e la velocità ideativa dei ragazzi e degli insegnanti scolastici toccati da quest’esperienza cinematografica inedita. Il rischio di questo tipo di percorso formativo è quello – da una parte – di essere troppo didascalico, astratto, teorico, eterodiretto, lontano dalla realtà e quindi noioso e – dall’altra – di derivare nei territori ludici della goliardia fine a se stessa, del gioco leggero che diverte sul momento ma che non lascia nessuna traccia permamente nei gusti e nell’estetica dei ragazzi. Questa dicotomia negativa è particolarmente evidente nelle lezioni teoriche in cui il formatore giostra l’incontro mediando un altalenante miscellanea di racconto orale ed immagini filmiche, frammentarie o integrali. Se il pendolo temporale si sposta troppo sulle parole, queste dovranno essere davvero forti per tenere l’attenzione ma se il pendolo batte invece solo sulle immagini, la lezione si sarà trasformata unicamente in una visione, piacevole, godibile ma forse inutile, velocemente dimenticabile.
Questa difficile centratura tra doveri epicurei e piaceri dionisiaci, è ancora più complessa da raggiungere nei corsi di Educinema, in cui il divertimento e l’avventura delle riprese del laboratorio hanno un senso solo se le lezioni e le suggestioni teoriche hanno fatto presa sul morbido cemento grigio dei ragazzi. Prima capire l’inquadratura, poi capire come si fa e infine, solo alla fine, provare a farne una.
Andandomi a vedere il blog dell’Istituto Urbani, ho avuto però la netta sensazione che E.G.Laura, Stefano Landini ed il professor Tanari siano riusciti in questo difficile compito formativo e creativo. Il blog mostra fotografie di scena della lavorazione del cortometraggio conclusivo di Educinema, il piano di lavorazione, il cast, la sceneggiatura del corto, il calendario delle lezioni ed infine il “manifesto programmatico” di Educinema con l’Istituto Urbani. Vedendo il blog, ho davvero invidiato i ragazzi dell’Urbani. Quanto avrei voluto avere una esperienza simile a quella di Educinema ai tempi del mio liceo! E quanti ragazzi, in quante scuole, vengono esclusi da questo catalizzatore di stimoli che è “inventare” un film. Un lavoro intellettuale e “manuale” che ti costringe a riprogettare l’approccio cognitivo rispetto al reale ma anche a rivedere l’idea – spesso bolsa o mitizzata – che si ha della cultura e dell’arte. Ho invidiato i ragazzi dell’Urbani perché hanno vissuto un percorso assolutamente prezioso ed anche chi, negli anni a seguire, non si occuperà in nessun modo di cinema e di immagine si accorgerà come quelle lezioni e quelle riprese faticose e divertenti avranno cambiato il proprio modo di vivere il mondo esterno. Non stò esagerando. Conoscere e controllare le immagini e l’effetto che possono avere su di noi oramai è una chiave di conoscenza e di controllo sulla propria vita e, forse, di consapevolezza “politica” e di raggiungimento della felicità. Non subire i demoni dei falsi miti e crescere sani, non cariati dalle tentazioni di questa società totalmente iconocentrica e simoniaca. Ho invidiato i ragazzi dell’Urbani anche perché dal blog emerge che si sono divertiti molto ad apprendere ed a realizzare il loro film ed hanno trascinanto in questa gioia demiurgica anche i formatori di Educinema e gli insegnanti dell’Urbani. Forse ad Educinema è riuscito il “miracolo” di insegnanare divertendo, di crescere non soffrendo, di maturare restando coerenti.

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