Il caso di Artemisia Gentileschi
Laboratorio di didattica audiovisiva · IISS «Giorgio Ambrosoli» · 2025/26
Il punto di partenza
Una domanda scomoda in aula
Tutto è cominciato con una storia vera. Una ragazza di diciassette anni, un tribunale, una tortura come prova di verità. Una storia del 1612 che i ragazzi hanno scoperto essere stranamente familiare.
Il primo impatto con la vicenda di Artemisia Gentileschi non è stato storico — è stato emotivo. Riconoscimento, disagio, sorpresa. Quella familiarità è stata il punto di partenza di tutto il lavoro successivo.
Questo non è un film su Artemisia Gentileschi.
È un film su un gruppo di ragazzi di oggi che in una scuola romana preparano uno spettacolo teatrale su Artemisia Gentileschi. La macchina da presa non segue il processo del 1612 — segue il laboratorio del 2026. Segue i ragazzi mentre studiano, provano, discutono, sbagliano, riprovano.
Il soggetto del cortometraggio è il fare: fare teatro, fare cinema, fare i conti con una storia che ha quattrocento anni e che continua a parlare al presente.
Non stavamo studiando il passato. Stavamo riconoscendo il presente
La formazione
Costruire gli strumenti
Prima di girare, i ragazzi hanno dovuto capire. Capire il Barocco e il contesto in cui Artemisia ha vissuto e dipinto. Capire il linguaggio del cinema — come un’inquadratura costruisce senso, come il montaggio racconta senza spiegare. Capire come si comunica un tema difficile senza banalizzarlo e senza strumentalizzarlo.
Tre incontri con professionisti — un critico cinematografico, una storica dell’arte, un docente di linguaggi audiovisivi — hanno dato ai ragazzi la profondità necessaria per affrontare il lavoro sul set non come esecutori, ma come autori consapevoli.
→ Vai a Le Attività per i dettagli degli incontri
Il lavoro sul set
Quando la storia è diventata immagine
Sul set qualcosa cambia. Le parole lette sui libri diventano corpi nello spazio, luci, movimenti, silenzi. I ragazzi che interpretavano Artemisia, Agostino Tassi, il Giudice, Orazio Gentileschi non stavano recitando personaggi storici — stavano cercando dentro di sé qualcosa che risuonasse con quelle storie.
Non tutti ci sono riusciti subito. E anche questo — la difficoltà, il tentativo, il riprovare — fa parte del percorso.
Fare cinema su un processo per stupro significa chiedersi, ogni giorno sul set: da che parte stai?
La comunicazione
Raccontare mentre si fa
In parallelo alle riprese, un gruppo dedicato ha curato la comunicazione del progetto: aggiornamenti quotidiani sui social, interviste ai protagonisti, documentazione fotografica e video del backstage.
Non una attività accessoria — una parte integrante del laboratorio. Comunicare un progetto sulla violenza di genere richiede le stesse domande che il film si pone: cosa si mostra, cosa si omette, con quale tono, per quale pubblico.
Il materiale prodotto durante le riprese è disponibile nella pagina Il Cortometraggio.
Il bilancio
Cosa portano a casa i ragazzi
Al termine del laboratorio ogni ragazzo ha prodotto qualcosa di reale — un film, una serie di interviste, un archivio fotografico, materiali di comunicazione che verranno usati per la proiezione pubblica e per i festival.
Ma quello che portano a casa non è solo un prodotto. È un modo di guardare: le immagini, le storie, le notizie, la comunicazione che li circonda ogni giorno. Un modo che chiede sempre — chi ha scelto questo punto di vista? Perché? Cosa non si vede?
Sono domande che Artemisia Gentileschi si è posta nel 1612 davanti a una tela bianca. E che restano aperte.
Non lezioni sul cinema. Esperienza del cinema.
Tutti i materiali video e fotografici degli incontri sono disponibili nella pagina Il Cortometraggio